L’importanza di far conoscere l’ambiente acquatico sin da neonati

Ancor prima che inizi la vita, l’acqua è stata parte di tutti noi, quando siamo stati racchiusi nel liquido amniotico ed è per questo che il neonato è assolutamente pronto sin da subito alla scoperta dell’ambiente acquatico.
Solitamente è necessario attendere circa una settimana dalla nascita per poter fare il primo bagnetto al neonato, giusto il tempo di far guarire la ferita dovuta al taglio del cordone ombelicale.
Per quanto riguarda invece il primo contatto con la piscina, già dal terzo mese, dopo il primo vaccino, è possibile iniziare il primo percorso in acqua. Questa prima fase è sicuramente la più bella ed affascinante, in quanto da un lato il bambino inizia un viaggio alla scoperta di un nuovo ambiente e dall’altro i genitori hanno la possibilità di vivere insieme a loro questo inizio di percorso.
Sempre nei primi mesi di vita i neonati hanno la possibilità di giocare con l’acqua, senza le difficoltà motorie dell’ambiente terrestre e tale esperienza stimola molto lo sviluppo dell’apparato motorio. L’aspetto più importante di questo primo approccio è essere il più possibili naturali e giocosi, per evitare che nei mesi successivi, quando il bimbo svilupperà anche la parte emotiva, egli possa avere sensazioni di paura causate dall’assenza di esperienze pregresse o dalla presenza di ricordi negativi.
È bene sapere anche che circa fino al sesto mese di vita il neonato è dotato di un meccanismo istintivo che, in caso di immersione, chiude l’epiglottide, in modo tale da evitare il pericolo di soffocamento.
Pertanto l’approccio del genitore nei confronti del bimbo deve differenziarsi a seconda delle fasi di crescita. Per questo assume importanza seguire in piscina dei corsi di acquaticità con degli istruttori che, inizialmente, sappiano spiegare ed illustrare come comportarsi con il proprio bambino, per poi successivamente iniziare un percorso di distaccamento dal genitore che li conduca ai primi livelli, senza subire quel trauma che solitamente devono affrontare i bambini che non hanno seguito il percorso iniziale con i propri genitori.